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Nutrire il pianeta

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Coltivare la terra, raccoglierne i frutti, estendere a tutti la possibilità di un cibo sano, nutriente, rispettoso dell'uomo e dell'ambiente. Rendersi conto, ognuno, dei propri limiti. Saperli mantenere, onorare ed orientare verso sbocchi positivi.

Può ancora essere questa la riflessione che l'Italia propone al mondo intero, nel corso di EXPO 2015? Una proposta di godimento abbondante, intelligente delle numerose ricchezze della terra. Nei mesi che rimangono dell'esposizione mondiale di Milano molto può essere ancora fatto in questo senso, non solo a Milano ma ovunque se ne presenti l'occasione.

Mi auguro venga colta la grandiosa opportunità di EXPO 2015, per cercare di introdurre con forza questi temi, nella pratica quotidiana, nella riflessione collettiva, e soprattutto all'attenzione dei potenti che a questo evento non possono non rivolgere il loro sguardo.

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Attenti alle parole e a come si usano! 6-Febbraio-2014 09:12 Admin
Quanto è sostenibile l'Italia? 15-Gennaio-2014 11:41 Admin
Buon Anno 13-Gennaio-2014 11:02 Admin
Inaugurazione blog 12-Gennaio-2014 16:57 Admin

Bene/i comune/i

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Forse c'è da temere di fronte all'abuso che si fa del concetto di bene comune. Di che bene si tratta? Il bene e il male? Questo è un bene questo è un male? Lo star bene e lo star male? Lo faccio per il tuo bene? I buoni e i cattivi? Gli angeli e i diavoli? Chi mi vuol bene e chi mi vuol male? Non è per pregiudizio, ma sembra proprio di vedere piuttosto una congiura in atto esattamente a danno dei beni comuni (pl.). Si gioca sull'equivoco linguistico per trasformare l'etica marxista dei beni comuni, ossia risorse condivise da una comunità, in una pappa stucchevole con cui far trangugiare i soprusi e allontanare da una chiara visione delle cose. Dal bene comune al 'mal comune, mezzo gaudio' del resto il passo è breve. Meglio allora districare dalla melma il nobile concetto di beni comuni e pensare a quanti costi sociali sono stati necessari per realizzarli! Beni: precisi, numerabili elementi di ricchezza (risorse naturali, prodotti o servizi) definiti con nome e cognome: l'aria, l'acqua, la casa, la scuola, l'asilo, il lavoro, i trasporti, l'igiene pubblica, le medicine, gli ospedali.... ! Beni comuni, da condividere: risorse che devono appartenere a tutti.

Beni reali quindi, che la Comunità deve provvedere a:

  • a) costruire,
  • b) tutelare,
  • c) rendere accessibili a tutti.

L'attuale tanto frequente insistere su un imprecisato bene comune puzza di bruciato lontano un miglio e finisce per essere come una subdola minaccia all'esistenza stessa dei beni comuni. E' solo un'opzione linguistica, un'accezione più leggera, una generalizzazione soft dello stesso concetto o è una trappola cui occorre non prestare il fianco? Un trappolone, viene francamente il sospetto, teso da trent'anni a questa parte per smantellare una dopo l'altra le conquiste del dopoguerra. Attenzione alle parole quindi, perché non vengono mai usate (o abusate) a caso.

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Quanto è sostenibile l'Italia?

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A proposito di sostenibilità, ci si chiede se e per quanto tempo ancora può essere sostenibile lo stato di cose che c'è in Italia. Altro che fine del mese... in molti già da tempo non ci si arriva più alla fine del mese! Si salva chi ha rendite immobiliari o finanziarie, ma nella maggior parte dei casi chi mandava avanti decorosamente il proprio nucleo familiare, oggi, se ha ancora un reddito da lavoro o una pensione, deve fare i salti mortali per arrivare alla terza settimana e spesso, troppo spesso, non ce la fa. Soprattutto i milioni di disoccupati giovani e meno giovani, cassintegrati, esodati, imprese che chiudono, persone umiliate nella propria dignità, che non ce la fanno e sfidano da tempo la propria disperazione!

Vari governi hanno negato per anni che ci fosse una condizione molto critica del sistema economico italiano e hanno assecondato la speculazione finanziaria a danno della produzione di beni. Hanno trascurato miseramente ogni politica economica (interi semestri di ministero vacante!). Hanno sistematicamente degradato e impoverito istruzione, ricerca e innovazione tecnologica, ossia la cultura della produttività diffusa italiana. Hanno sistematicamente mandato alle ortiche tutte le conquiste sociali del dopoguerra.

Sono andati avanti per decenni, finché, risvegliati una mattina in piena bolla finanziaria, declassati dalle agenzie di rating, illustri esponenti di ogni schieramento politico hanno ammesso che sì, effettivamente non era tutto rose e fiori, anzi, hanno dettò che c'era una urgente priorità assoluta: salvare le banche. E bravi! Questo hanno fatto. Man mano che la situazione si è aggravava il gioco è diventato se possibile sempre più paradossalmente sporco: tutto colpa della crisi, dei soldi che non ci sono, del PIL che non sale, dello spread che non scende, dell'Europa, della Merckel... E' via di questo passo pur di non investire seriamente in produttività, ma creando al contrario le situazioni più grottesche in nome della 'stabilità': governi tecnici, larghe intese, ammucchiate inenarrabili che hanno fatto sempre più danno! Quel che è grave ora è che sostanzialmente continuino in via "prioritaria" solo a salvaguardare il meccanismo di privilegi e corruzione in cui sguazzano felicemente.

La politica sembra non avere più gli strumenti per raddrizzare un sistema ormai sconvolto. Ultima spiaggia sono Magistrati sempre più isolati e Carta Costituzionale e diritti fondamentali come la casa, il lavoro, la salute, l'istruzione sempre più vilipesi. Ce la possono fare Magistrati e Costituzione a frenare corruzione dei poteri istituzionali? Fermerà il Parlamento la deriva di un paese che non sa più come sbarcare il lunario? Saprà rinnovare se stesso e guarire il paese?

Intanto che questo avvenga cosa dovrebbe fare il cittadino che non ha rendite, non ha lavoro e fatica a mettere insieme il pranzo con la cena.

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